Monday, September 1, 2014

Ouroboros

La stanza di Gray è avvolta nell'oscurità. Ci si è arrotolato dentro come le bestie ferite nella tana. Uno dei loro cani, il meticcio, per qualche ragione si è piazzato davanti alla porta nel momento in cui l'ha chiusa. Si è sdraiato davanti all'uscio, come un guardiano. Lui non lo sa. Lui è sdraiato nel letto ampio, il corpo magro perso lí dentro come in un lago. Dorme, gli occhi chiusi vibrano, il petto si alza e si abbassa in un moto regolare, spossato. Tutto, nell'appartamento, dorme. La città fuori è un brusio lontano, ovattato dal buio della notte. Non si accorge del fruscio, lo scuotersi lieve delle lenzuola mentre la creatura si arrampica strisciando sul letto. Un serpente di circa due metri di lunghezza si muove avvolgendosi in spire tra il lino. Ha occhi gialli come lo zolfo. Si contrae ritmicamente muovendosi silenzioso lungo le sue gambe, sfiorando il corpo sottile dell'uomo. Le ciglia dello Yiji fremono solo appena più intensamente, cambia lievemente posizione. Il serpente è arrivato al petto, si solleva sovrastandolo con il capo triangolare, osservandone il volto pallido. Aspetta pazientemente che il resto del corpo sinuoso e freddo completi il percorso che lo porta ad arrotolare mollemente una spira intorno al collo del Saint e iniziare a stringere. Lentamente, ma inesorabilmente, con la lingua che sibila veloce nel buio della stanza. E' nel momento in cui la stretta diventa una morsa abbastanza ferrea da fargli mancare l'aria, che gli occhi azzurri si spalancano all'improvviso nel buio, pieni di orrore. Il corpo in apnea si inarca in uno spasmo strozzato. Paura, carenza di ossigeno, la vertigine degli occhi gialli del grosso serpente che lo fissano. Ha una reazione confusa, istintiva, mentre inizia una lotta selvatica del corpo debole per liberarsi della stretta. Le dita cercano di aggrapparsi al corpo lucido e immobile della bestia, urla per svegliare Elian nell'altra stanza, ma si scopre privo di voce. Sfiancata dalla presa del rettile sulla sua gola. Si dibatte, a malapena sente la voce che si insinua nella stanza.

"Enough."

Un ordine pacato. Una voce roca, profonda. Sembra provenire dalle viscere stesse della terra. Nel momento stesso in cui viene detta quella parola, il serpente obbedisce allentando la presa. La testa oscilla nel buio mentre si ritrae. Il corpo di Andres annaspa tra le lenzuola, si slancia fuori dal letto con la fretta scomposta del terrore. I piedi posano sul terreno, indietreggia malfermo con gli occhi puntati sul rettile arrotolato nel suo letto, che continua a fissarlo. Ma la voce parla di nuovo.

"On your knees." 

Anche questo è un ordine, ma Andres capisce con qualche istante di ritardo che non è diretto al serpente, è diretto a lui. Lo capisce perchè il suo corpo esegue senza che lui abbia alcun controllo su di esso, come un pupazzo. Le ginocchia perdono forza, completamente. Ogni arto, ogni parte del suo corpo viene svuotata dalla forza necessaria a sorreggerlo. Si accascia in ginocchio a terra, a carponi, i capelli lunghi, sciolti, scivolano a penzoloni nel vuoto mentre gli occhi rimangono rivolti a terra, spalancati. Non riesce a sollevarli, come se qualcuno gli tenesse la testa ferma, bloccata verso il basso. Una forza esterna a lui. Ma i suoi sensi sono attivi. Sono anzi incredibilmente attivi, espansi. Al punto che riesce a percepire ogni singolo filamento di tessuto sfregare contro quelli accanto, mentre qualcuno inizia a muoversi lentamente verso di lui. Ha di colpo la consapevolezza di non percepire dei passi, ma di percepire un movimento lento, costante. Qualcuno si muove in avanti, ma non cammina. Semplicemente, si sposta. Il cuore nel petto gli batte cosí forte che ha paura di sentirlo esplodere. Gli scivola in gola, ha le vertigini. Solo quando la presenza è a meno di un metro da lui, gli viene dato il permesso di muovere la testa. La presa invisibile si allenta, lui fa schizzare lo guardo verso l'alto. A torreggiare sopra di lui, è la sagoma nera, scura, di Uddar, lo Sciamano. Il demone che lo ha cresciuto nelle foreste di Snow Shelter. Uddar non ha un volto, non lo ha mai avuto. Nessuno lo ha mai visto. E' perennemente coperto dal tessuto nero, grezzo, del cappuccio della sua ampia tunica. Tutto ciò che ricorda, è ciò che anche ora è visibile. L'abito nero che lo avvolge completamente, portandosi dietro l'odore acre di pino, fumo di brace, pelo di animali. Lo soffoca. Le mani nodose, pallide, avvolte intorno al bastone cerimoniale, che tintinna di amuleti in osso e corno. Una bocca priva di età, bianca, grinzuta. Piegata in una smorfia inumana, violacea. Uddar non vede mai il sole. Uddar non vede nulla, è cieco, eppure vede ogni cosa. I ricordi della sua infanzia iniziano ad investirlo, rimasti chiusi per decenni in una giara che non osava spezzare. Nessuno sa quanti anni abbia Uddar. Gli occhi rimangono spalancati sull'apparizione in un orrore reverenziale. Il corpo ancora privo di energie.


"..Uddar.." Lo mormora pieno di stupore. "...How.. Com'è.. Possibile? E' un sogno.."
"Lo è? Un tempo non avresti posto quesiti, Winterflame."

Non riesce a ribattere, paralizzato, schiacciato dall'energia che gli scivola intorno, addosso. Cola su di lui come nebbia. Uddar parla, ma le sue labbra non si muovono.

"Stai combattendo una guerra che non puoi vincere."

Le parole gli arrivano come una condanna. Apre la bocca per ribattere, il fiato affannato, mentre piega di nuovo il capo in reverenza.

"..Lo so. Non posso salvarlo. Non posso salvare nessuno. I lost. Cerco di fare la cosa giusta, ma non vedo altro che distruzione. And I can't.. I can't go on."
"Non sto parlando di Lucian Farahani. Nor about this Verse."

Andres solleva gli occhi, senza capire. Improvvisamente privo di appigli di fronte al tono secco della voce antica che gli entra nella testa. Non sa come rispondere. Uddar prosegue, esalando un respiro che non è fiato ma vento freddo, che gli smuove i capelli.

"La guerra che ti ostini a combattere contro ciò che sei. Sei diventato presuntuoso. Hai perso chiarezza di visione con gli anni. You denied what the Gods gave you. This war, is not a war you can win. You accept what you are, or it will kill you. It's already happening. Stai morendo, anche in questo momento."
"..Non capisco..." 

Un'ammissione che esala con le labbra schiuse. Uddar si piega, si avvicina a lui con il volto serpentino, nascosto dall'ombra. Per la prima volta ha la sensazione di intravedere un occhio bianco, privo di pupilla. Ma lo terrorizza troppo da permettergli di guardare di nuovo. Uddar parla vicino al suo viso, questa volta le labbra si muovono. Scandisce le parole sibilando.

"Ou-ro'bo'ros. You can see. They gave you the eyes to see. You must use them. You are them. They are you. This is your destiny: you will watch this world burn. Take it, or die."

Cerca disperatamente di muoversi, ma ogni fibra della sua carne è svuotata da ogni forza, inchiodata in un fissismo contro cui non ha potere. Il sibilo disperato che lascia contro Uddar è come un guaito.

"Io non voglio questo potere. Why me? Non lo voglio. Who are them?"

Uddar si raddrizza. Torna eretto come una torre, stringendo le labbra in una fessura.

"Non è una scelta che spetta a te. Tu hai provato a dimenticare loro, ma loro non hanno dimenticato te. They always come back and take what they own. Their flesh and blood."

Andres prova a parlare. A urlare. Ma una coltre nera gli scivola addosso, lo avvolge come un colpo di maglio. Per qualche ragione, nella sua mente iniziano a scorrere volti come una cascata. Persone. Visi. Occhi. Lucian è tra loro, per un istante. Ma anche Lee. Anche Marshall, anche i volti duri di pietra di Cortes e degli altri, seduti nella cambusa della nave. Anche Lars. Anche il candore di Serafel. Anche Daphne. Ogni volto che ha visto nella vita, dal giorno che è nato. Ogni persona che ha incontrato, lo investono in una sequenza senza tempo eppure velocissima. Infinita. Riesce a carpire distintamente il volto di sua madre.

Quando riapre gli occhi è steso sul pavimento della stanza di Gray, madido di sudore freddo. Debole. La stanza è deserta. Il cane meticcio, fuori dalla porta, guaisce e abbaia come un forsennato, le unghie graffiano contro l'uscio. La bestia sta cercando di attirare l'attenzione di qualcuno. Sente una luce accendersi, da qualche parte nell'appartamento. I passi di qualcuno nel piccolo corridoio.



No comments:

Post a Comment